Si puo’ davvero? Ecco l’ennesimo caso di violenza in Italia, l’italia che giorno dopo giorno si tinge di rosso, l’italia che sta lentamente, progressivamente, costantemente regredendo all’età della pietra…
MESSINA – “L’ho ucciso perché mi chiamava gay”. Nel Messinese, un uomo di 49 anni, sposato e padre di una ragazza, ha sparato contro un giovane calciatore che lo derideva in piazza, davanti ai compaesani. “Non lo sopportavo più”, ha detto Rosasio Floramo consegnandosi ai poliziotti. L’arma l’aveva comprata apposta e ieri sera, all’ingresso della sala giochi di Falcone, un paese di 3.000 anime che si affaccia sul mare, ha sparato al cuore del rivale. E’ morto sul colpo Stefano Salmeri, 25 anni, dilettante nella squadra di calcio del paese.
A VOI I COMMENTI……

Postato in: Generale

FALCONE: IL CALCIATORE UCCISO CON UNA FUCILATA AL CUORE (NEWS)
Una sola fucilata, ma letale, indirizzata al cuore e non c’è stato nulla da fare. E’ morto così, poco prima dell’1 della notte tra sabato e domenica, davanti ad un locale pubblico di Falcone STEFANO SALMERI (foto a sinistra), che avrebbe compiuto 25 anni tra due settimane, ucciso dalla furia assassina di ROSARIO FLORAMO (foto a destra) che ha imbracciato un vecchio fucile di provenienza americana (foto in alto) ma trasformato con le canne mozzate e il munizionamento devastante. Tra i due da tempo non correva buon sangue ma le notizie circolate ieri dall’Ansa sui presunti scherni che FLORAMO avrebbe subito dalla vittima e dai suoi amici non trovano fondamento nella realtà. Tra i due c’erano dei contrasti, anzi, il giovane era ossessionato dalla presenza del FLORAMO che gli avrebbe lanciato occhiate di sfida sino a qualche minuto prima dell’omicidio per alcuni episodi passati. Due ore dopo avere commesso il delitto, FLORAMO (un cui fratello è stato condannato a 5 anni e 6 mesi per avere partecipato alla spedizione punitiva che uccise un omosessuale di Mazzarrà S.Andrea a Portorosa di Furnari il 13 agosto 1993), si è costituito al commissariato di polizia di Barcellona e nelle prossime ore si svolgerà l’udienza di convalida del fermo nei suoi confronti per le accuse di omicidio e porto e detenzione illegale di arma da fuoco e munizioni. La piccola comunità di Falcone, che conosceva ed apprezzava STEFANO SALMERI, è letteralmente sgomenta…
Ossessionato da manie di persecuzione imbraccia un fucile a canne mozze e con un colpo sparato al cuore uccide a sangue freddo un giovane calciatore che stava sorseggiando una birra, assieme alla fidanzata, dinanzi all’ingresso di un club sportivo di Falcone.
Lo scioccante delitto è avvenuto nella nottata di ieri, dieci minuti prima dell’una, davanti al “Club Punto Giovani 2004″, sul marciapiede di via Italo Balbo al numero civico 14, nel cuore del centro abitato di Falcone. La vittima, Stefano Salmeri, che avrebbe compiuto 25 anni il prossimo 24 ottobre, è stata affrontata all’improvviso dall’assassino, il muratore Rosario Floramo, 49 anni. L’omicida, senza nessun apparente motivo, non ha esitato a sparare da distanza ravvicinata, centrando al cuore il giovane che è morto all’istante. Vani i disperati tentativi di rianimazione fatti da un amico. Risparmiati dalla furia omicida la fidanzata della vittima, Salvina (lontana parente dell’omicida) e gli amici di Stefano Salmeri.
L’autore dell’omicidio, dileguatosi subito dopo a bordo della sua Peugeot 205, si è costituito, alle 3 del mattino, agli agenti del commissariato di polizia di Barcellona. Qui, farneticando, ha confessato il delitto, consegnando l’arma. Si tratta di un vecchio fucile di fabbricazione americana, introdotto sul territorio nazionale clandestinamente, con un numero di matricola ben impresso e non classificato nel registro italiano delle armi del ministero degli Interni. Il fucile, con canne e calcio mozzati, dopo le modifiche aveva finito per assumere le dimensioni di una micidiale pistola in grado di sparare cartucce da caccia anche caricate a pallettoni. Assieme all’arma, trasformata in classica “lupara”, l’autore del delitto ha consegnato agli investigatori anche una scatola di munizioni calibro 16. L’uomo ha riferito di aver acquistato armi e munizioni per 800 euro tre anni fa per difendersi, ha detto, “dalle angherie e dalle prese in giro che Stefano Salmeri e i suoi amici attuavano costantemente”.
In realtà Stefano Salmeri, che appartiene ad una stimata famiglia di lavoratori, si sentiva lui ossessionato dalla presenza di Rosario Floramo, un personaggio che era stato arrestato per rapina e che due anni prima lo aveva minacciato mostrandogli, nei pressi del campo sportivo, una pistola (forse lo stesso fucile con canne e calcio mozzati) tenuta nascosta in una baracca nelle campagne di Falcone. Rosario Floramo, fratello di Francesco accusato dell’omicidio di un giovane gay avvenuto a Portorosa nell’agosto del 1993, era convinto che Stefano Salmeri gli avesse soffiato un “lavoro”, una commissione privata nel settore dell’edilizia. In realtà la vittima non aveva fatto nulla di tutto ciò e aveva confidato agli amici, anche qualche ora prima di essere ucciso, che Rosario Floramo “ce l’aveva con lui!”. Negli ultimi due giorni la presenza di Rosario Floramo si era infatti fatta sempre più invadente. Seguiva la sua vittima e aveva, a quanto pare, persino tentato di investirlo assieme alla fidanzata. Sabato mattina il prologo del delitto. Vittima e assassino si erano incontrati all’interno dell’ufficio postale e Stefano si era sentito “oppresso” da quegli sguardi “aggressivi”. Così per togliersi d’impaccio aveva azzardato una battuta, forse scambiata da Floramo per l’ennesimo affronto:-”Tutto a posto?”, aveva chiesto la vittima al muratore. Floramo per tutta risposta aveva ribattuto “se non c’è la “posta” c’è la banca”. Poi il silenzio fino a sera. Qualche ora prima del delitto Stefano si trovava seduto su un muretto nella piazza del paese, con la fidanzata e gli amici, quando si è trovato a transitare in zona con l’auto Rosario Floramo con la moglie e il figlio. Il ventiquattrenne si è visto ancora una volta osservato con “sfida”. “Questo ce l’ha con me”, ha subito confidato agli amici. Floramo ha fatto il giro della piazza con l’auto per ben tre volte, lanciando sguardi di sfida alla vittima designata. Poi si è allontanato per fare ritorno più tardi, 10 minuti prima dell’una. Questa volta era però solo e armato di fucile. Nel frattempo Stefano, la fidanzata Salvina e gli amici si erano spostati nel club dove si stava svolgendo una serata di karaoke. Salvina aveva appena finito di cantare una canzone e, presa una bottiglia d’acqua e una birra per il fidanzato, era uscita con la comitiva. All’improvviso è comparso l’assassino che ha sparato da vicino centrando al petto la vittima.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Barcellona e della stazione di Falcone al comando del sottotenente Salvatore Ferraro e dei marescialli Carmelo Mucella e Giuseppe Bisignani e gli agenti della polizia del commissariato di Barcellona, agli ordini del dirigente Fabrizio Fazio. L’indagato, rinchiuso nel carcere di Gazzi a Messina, è difeso dall’avvocato Tommaso Calderone.
Leonardo Orlando, da “Gazzetta del Sud”
Un sabato notte che si trascinava tranquillo, come tanti altri, nel piccolo centro tirrenico: un boato sordo rompe il silenzio, scuote profondamente la comunità falconese e, soprattutto, spegne la giovane vita di Stefano Salmeri, lavoratore edile e calciatore della locale squadra di Prima Categoria del Nuovo Falcone. Una morte assurda cui il paese ha reagito con sgomento ed incredulità, stringendosi attorno alla famiglia, laboriosa, molto conosciuta e stimata non solo a Falcone.
“Quotidianamente siamo abituati a leggere di omicidi – dicono alcuni amici della vittima – ma quando una tragedia come questa accade vicino a te, ti scuote dentro e ti lascia una sensazione di vuoto. Ancora di più perché la vittima è un gran bravo ragazzo, che non dava fastidio a nessuno”.
In molti hanno appreso dell’accaduto già nella notte, raggiungendo il luogo del delitto. Ad altri la tragica notizia è arrivata, come una mazzata, in mattinata, con il cielo grigio a fare da cornice ad uno scenario surreale. Per tutta la domenica è stato un via vai di amici e conoscenti nella casa della vittima. Tutti hanno voluto dare solidarietà e condividere il dolore di una famiglia distrutta: papà Domenico e mamma Anna Maria, i tre fratelli, con cui divideva l’attività lavorativa nell’impresa del fratello maggiore Francesco (Stefano, invece, era il più piccolo dei quattro); e poi la giovane fidanzata Salvina. Nello sconforto anche gli amici e la società del Nuovo Falcone che ha già annunciato il ritiro della maglia numero 7 con cui Stefano era sceso in campo poche ore prima dell’assurda morte nel match contro la Torrenovese.
Per tutti Stefano era “un ragazzo straordinario, instancabile lavoratore, con una profonda passione per il calcio e con pochi grilli per la testa”. Così lo ricordano mister Bartolo Catalfamo, il presidente Salvatore Paratore e i suoi compagni di squadra:-”un ragazzo serio, generoso, onesto, leale e rispettoso, un trascinatore dentro e fuori dal campo. Non riusciamo proprio a farci una ragione di quanto successo”.
Antonino Genovese, da “Gazzetta del Sud”
Edited by, lunedì 8 ottobre 2007, ore 10,40.